LA PREDELLA

 

Relazione restauro di Monica Sabatini

La predella oggetto di questo restauro costituisce parte di un polittico autografo di Ludovico Urbani, commissionato nel 1474 dai monaci Silvestrini, come a S. Sebastiano per la guarigione dalla peste.

Il polittico è caratterizzato da articolate cornici dorate e intagliate di stile gotico, che racchiudono  tre tavole dipinte, separate da esili colonnine tortili, in cui sono raffigurati al centro la Madonna in trono con Bambino tra angeli musicanti, a sinistra S. Benedetto e a destra S. Sebastiano. Due pilastri, su cui sono dipinti a figura intera tre santi per parte, delimitano lateralmente il polittico, mentre in alto questo si conclude con una cimasa centrale in cui è rappresentata la Pietà, e cimase laterali con l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata.

Infine, tutto il polittico è raccordato orizzontalmente dalla predella, in cui si susseguono sul piano frontale tre scene dipinte relative alla vita e al martirio di S. Sebastiano, intervallate da pilastri con figure di santi e profeti.

Nella prima scena si descrive la cerimonia in cui il giovane S. Sebastiano viene nominato comandante dei Pretoriani; nel riquadro centrale il martirio del Santo, legato ad una colonna e trafitto dalle frecce;  nell’ultima scena la morte del Santo, colpito dalle catene.

I personaggi sui pilastri divisori, S. Marco, Isaia, Amos e S. Giovanni Evangelista, sono rappresentati a figura intera tutti colti nell’atto di sorreggere un lungo cartiglio con scritte tratte dalla Bibbia e dai Vangeli.

 

Tecniche esecutive

In base all’osservazione visiva e ai dati emersi da alcune indagini scientifiche[1], è stato possibile ricostruire la tecnica esecutiva dell’opera.

Interamente costituita da tavole di legno di pioppo inchiodate, la predella si configura come un lungo cassone aperto sul retro, con il piano superiore leggermente inclinato, e una cornice dorata a sviluppo orizzontale che ne rifinisce il profilo in alto e in basso, seguendo l’aggetto dei piani frontali e assumendo essa stessa parte strutturale dell’insieme.

Sul retro, curiosamente si distinguono due disegni a matita che rappresentano dei profili femminili, con molta probabilità originali (fig. 1).

Tutta la struttura lignea presenta uno strato di preparazione steso uniformemente, tranne che sul retro e sul piano di base. In particolare sul piano superiore lo spessore decresce fino ad annullarsi verso la parte nascosta dagli elementi soprastanti del polittico. La preparazione è quella tipica dei dipinti su tavola di scuola italiana, cioè gesso e colla animale.

In diversi punti, sullo strato preparatorio si riconosce il disegno eseguito a pennello e un disegno inciso corrispondente al pavimento a losanghe della scena centrale.

Le parti dorate con la tecnica a guazzo, come di consueto sono state eseguite prima della stesura cromatica, su un’opportuna base a bolo che ne ha consentito la brunitura. La superficie dorata è ulteriormente impreziosita da minute punzonature, incisioni e graniture, nonché delicate riprese cromatiche che qualificano la superficie ad imitazione dei tessuti damascati (fig. 2).

 Ancora particolare dovizia tecnica si riscontra nella realizzazione dei motivi floreali a graffito su foglia d’argento che caratterizzano le vesti di due personaggi nella prima scena (fig. 3).

La superficie pittorica è stata probabilmente realizzata con una tempera a base proteica (suggerita tecnicamente dai sottili tratti pittorici), e ricorrendo in alcuni casi a velature ad olio (impiego delle lacche per le decorazioni sulle parti dorate).

 

 [1] Indagini biologiche per il riconoscimento delle specie lignee costitutive a cura di Giulia Galotta; indagini fisiche, quali l’analisi colorimetriche a cura di Fabio Aramini e indagini riflettorgrafiche IR a cura di Roberto Bellocci (opificio delle pietre dure) con apparecchiature dell’INOA

 

Stato di conservazione

Il supporto ligneo è ancora in condizioni tali da assicurare la stabilità dell’intera struttura del polittico.

La presenza di macchie di umidità, particolarmente evidenti sul piano di fondo, presuppongono che nel tempo ci sia stato diretto contatto con l’acqua, che comunque non sembra abbia favorito l’insorgere di un attacco fungino. Apparentemente pochi sono gli attacchi di insetti xilofagi visibili attraverso fori di sfarfallamento, ma ad una più attenta osservazione attraverso fessure e mancanze nel legno si nota la cospicua presenza di gallerie, in particolare sul piano di base.

I naturali movimenti del supporto, dovuti a variazioni termoigrometriche, hanno causato lievi deformazioni e sconnessioni tra gli elementi strutturali, che si sono manifestate in fessure e lacune sugli strati preparatori corrispondenti.

In generale gli strati preparatori e relativa pellicola pittorica, ad eccezione del piano superiore e della cornice dorata che presentano estese aree di caduta, sono in buono stato di conservazione.

 

Intervento di restauro

Osservazioni sullo stato conservativo e le tecniche di esecuzione dell’intera struttura della predella, hanno permesso di programmare l’intervento di restauro verso una adeguata conservazione e presentazione estetica.

Dopo un intervento di disinfestazione del supporto ligneo, mediante trattamento in atmosfera modificata con gas inerte quale azoto e un preliminare consolidamento nelle zone che presentavano difetti di adesione e coesione, si è proceduto alle operazioni di pulitura.

Su tutta la superficie, compresa la cornice dorata, inizialmente si è asportata la vernice non originale lievemente ingiallita (fig.4), per poi proseguire con una pulitura differenziata a seconda dei casi che lo richiedevano.

Complessa è stata la pulitura delle zone interessate dai pigmenti verdi e blu, i quali risultavano imbruniti da una sovrammissione di materiale oleo-resinoso (fig.5). Tale addensamento di materia è stato debitamente alleggerito mediante compresse di solventi idonei applicati in gel e in alcuni casi proseguendo la pulitura meccanicamente a bisturi mediante l’ausilio dello stereomicroscopio.

Sui pannelli che chiudono lateralmente la predella, un tenace strato bruno, rimosso con solventi a base ammoniacale, ottundeva quella che era l’originaria cromia ad imitazione di finti marmi (fig.6).

Ultimata la pulitura sono state rimosse le stuccature e rifatte nuovamente con gesso e colla animale a livello della pellicola pittorica; mentre direttamente sulle lacune del legno sono state eseguite delle stuccature con un impasto a base di polvere di legno.

La reintegrazione delle lacune è avvenuta con i colori ad acquerello mediante la tecnica del tratteggio nelle parti dove gli elementi pittorici consentivano una ricostruzione non ipotetica, e con semplice abbassamento di tono in quelle parti dove era scoperto il supporto ligneo o la preparazione, come nell’ultima scena con la morte del Santo, dove due lacune non sono state stuccate ma lasciate a livello del supporto e per tale trattate, poiché per la loro posizione nel contesto figurativo davano dubbi di carattere interpretativo per la reintegrazione.

La presentazione estetica è stata ultimata con limitati interventi con i colori a vernice e una leggera verniciatura a nebulizzazione come protezione finale.

La predella è stato oggetto anche di un intervento di risanamento del supporto, a cura di Roberto Saccuman.

 

Individuazione botanica delle specie rappresentate nella tavola centrale ai piedi della Madonna

BELLIS PERENNIS

 

IRIS GERMANICA

 

DIANTHUS SUPERBUS L.

 

PLANTAGO MAIOR L.  PLANTAGO LANCEOLATA L.

 

TARAXACUM OFFICINALE

 

VIOLA ODORATA L.

 

ROSA